La Rulles – La Grande 10

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L’articolo che riporto sotto, inizia con un confesso…… ebbene, mi associo al suo “confesso”, confessando il fatto che non sarei riuscito a descriverla La Rulles – La Grande 10 tanto è complessa e variegata sia all’olfatto sia al gusto.

Tutte le Birre della Rulles hanno quel tocco di delicatezza aggressiva che le rende speciali a partire dalla Blonde, passando per la Triple e la Estivale, arrivando a una delle mie Birre preferite, la Grande 10.

Ogni ordine che faccio, mi assicuro che sia una delle prime etichette da mettere in conto nella speranza che sia presente, ogni volta mi ripeto, su 300 cartoni di ordine, vuoi che non ci sia spazio per una di Grande 10? qualche volta devo ammettere, che spazio non c’era…..

Lascio spazio a un articolo di Stefano Ricci che spiega con poche parole, la storia del birrificio e di questa splendida Birra che riesce a prendere la cultura e l’arte Belga e l’innovazione e la modernità dei luppoli Americani

……….Confesso di avere un debole per questa birra, non solo per il prodotto in sé ma soprattutto per l’idea di innovazione che riesce ad esprimere. La Rulles è un birrificio di – indovina? – Rulles, un piccolo villaggio del Lussemburgo belga, a una manciata di chilometri dal Lussemburgo vero e proprio. Il birrificio è nato nel 2000, sicuramente troppo giovane per avere pretese “storiche”, ma oramai troppo maturo per agganciare la nouvelle vague contemporanea a pieno titolo. Quando apparve sul mercato con i suoi primi prodotti, l’ottimo birraio Gregory Verhelst portò una ventata di freschezza nel panorama belga di allora, non paludato – sono pure sempre le migliori birre del mondo – ma spesso reo di troppa trascuratezza. Il suo piglio fu quello di proporre prodotti tradizionali nella concezione ma moderni nel risultato, il che vuol dire ben realizzati, buoni e di successo anche nell’underground, costanti, presentati e commercializzati a dovere. Più di una pecca l’hanno avuta piuttosto gli importatori in passato, con fusti e bottiglie che arrivavano troppo spompi nei bicchieri, ma chi si è avventurato fino alle propaggini lussemburghesi sa di quale freschezza e goduria si può fruire in loco.  Non rinunciò nemmeno ad una dose ragionata di innovazione: la sua Rulles Estivale è una birra che ha fatto scuola, fra le prime in terra belga ad usare i luppoli americani che allora iniziavano la loro inesorabile ascesa anche nel vecchio continente, dosati con la maestria di chi sa aprire nuove prospettive senza snaturare.

È proprio con quest’ultima che La Grande 10 sembra voler riallacciare il filo, pur viaggiando in territori gustativi piuttosto differenti. Prodotta una sola volta all’anno – il primo fu il decimo anniversario del birrificio – e millesimata, è una birra forte di 10% gradi alcolici inquadrabile come una Belgian Golden Strong Ale. La peculiarità off style è l’uso avvertibile di luppoli americani, caratterizzante ma non straripante al punto da togliere da sotto i riflettori il lievito belga e i suoi esteri, caratteristiche che a mio avviso la tengono comunque in un territorio moderno ma belga, lontano da letture americane di questa commistione “lievito belga/luppoli USA” come le Belgian IPA o American-Belgo Ale che di si voglia.

Di un bel dorato carico in piena virata verso l’aranciato, piuttosto opalescente, con quella schiuma fine e compatta si fa amare fin dal primo sguardo. Riesce a coniugare una pronunciata secchezza, dovuta anche all’avvertibile utilizzo di zucchero in fermentazione, con una discreta morbidezza maltata e mielosa che le dona un corpo medio. Le note fruttate sono quelle dell’albicocca e della pesca sciroppata, con una suggestione di mirtillo, suffragate da quelle dei luppoli, agrumate di pompelmo e di arancio, di resina, un lieve tropicale di ananas e poi lievemente dank come direbbero in maniera intraducibile gli americani – quell’erbaceo umido e stupefacente. Emerge con chiarezza una globale sensazione di candito, di calore alcolico che rende il sorso importante ma non bruciante, mentre l’amaro è solido e la carbonazione moderata. Una lettura della modernità intelligente per una birra divertente e impegnativa allo stesso tempo, senza divenire faticosa.

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